Il problema che il delay risolve
Il suono viaggia in aria a circa 343 metri al secondo (a 20°C). Se un ascoltatore è più vicino a un diffusore secondario (una delay tower in fondo a una piazza, o un fill laterale) che ai diffusori principali sul palco, sentirà prima il suono del diffusore vicino e dopo, leggermente sfasato, quello del sistema principale. Il risultato percepito è un suono "sporco", con un effetto di eco o di perdita di intelligibilità, particolarmente evidente sulla voce.
Il delay (ritardo elettronico applicato al segnale) serve a compensare questa differenza di percorso: si ritarda elettronicamente il segnale che arriva al diffusore più vicino, in modo che il suono dei due sistemi raggiunga l'ascoltatore il più possibile in fase.
Come si calcola, in pratica
Il principio è semplice: si misura la differenza di distanza tra i due diffusori rispetto a un punto di ascolto di riferimento, e si converte in tempo usando la velocità del suono.
- Ogni metro di differenza di distanza corrisponde a circa 2,9 millisecondi di ritardo da compensare (1000 ms / 343 m/s ≈ 2,9 ms/m).
- Molti tecnici applicano poi un piccolo ritardo aggiuntivo (tipicamente qualche millisecondo extra, indicativamente 5-15 ms) rispetto al calcolo puramente geometrico: questo perché il cervello umano tende a percepire come "sorgente" il suono che arriva per primo (effetto Haas/precedenza), quindi un delay leggermente più lungo del minimo teorico aiuta a mantenere la localizzazione percettiva sul palco anche quando ci si trova fisicamente vicino a un diffusore secondario.
Un esempio concreto
Se il sistema principale è a 30 metri dal punto di misura e una delay tower è a 12 metri dallo stesso punto, la differenza è di 18 metri, pari a circa 52 ms (18 × 2,9). A questo si aggiunge tipicamente qualche millisecondo extra: un valore di partenza ragionevole da affinare all'ascolto potrebbe essere intorno ai 55-60 ms.
Strumenti per farlo bene
- Un telemetro laser per misurare le distanze reali con precisione, più affidabile di una stima a occhio.
- Un processore audio con canali di delay dedicati (spesso integrato nei processori di sistema moderni, o nel DSP dei diffusori attivi di fascia alta).
- Idealmente, un analizzatore di sistema (es. software di misura FFT) per verificare la fase reale tra i due sistemi e affinare il valore oltre il semplice calcolo geometrico — utile soprattutto quando le condizioni ambientali (riflessioni, temperatura) si discostano dal caso ideale.
Errori comuni da evitare
- Applicare il delay calcolato ma non verificarlo mai all'ascolto: la geometria è un ottimo punto di partenza, ma temperatura, umidità e riflessioni dell'ambiente reale possono richiedere piccoli aggiustamenti.
- Dimenticare che la temperatura cambia la velocità del suono (più lento al freddo): per eventi outdoor in condizioni climatiche estreme, ne va tenuto conto nei calcoli più precisi.
- Allineare il delay ma non il livello: un fill troppo alto rispetto al main può ricreare un effetto eco anche con il timing corretto.
Se noleggi un sistema con più gruppi di diffusori su PalqOn, chiedi al Fornitore se il sistema include già un processore con delay configurabile, o se serve prevederlo separatamente.
